Scommesse non AAMS in Italia 2026: cinquantaquattro concessioni e un elenco che cambia ogni settimana
Quando un giocatore italiano cerca un bookmaker «non AAMS», sta cercando una cosa sola detta in due modi. La sigla AAMS non esiste più dal 2014, quando l’amministrazione dei giochi è passata all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: quel che è rimasto è il modo di dire, non l’autorità. Oggi ADM (ex AAMS) tiene l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, e ogni nome su quell’elenco corrisponde a un sito .it con un proprio numero di concessione. Fuori da lì c’è tutto il resto: piattaforme .com con licenze straniere, domini inibiti a livello DNS, specchi che rinascono nel giro di poche ore e un articolo di legge che, come ADM ha scritto il 28 febbraio 2024, riguarda anche chi partecipa e non solo chi organizza.

Conviene dire subito quale è la tesi. La sigla «non AAMS» descrive un perimetro, non un vantaggio. Non esiste un mercato parallelo regolato; esiste un mercato autorizzato — circa cinquantaquattro concessioni, assegnate per sito, con numeri di codice che partono da 16000 — e poi esiste tutto quello che da quel mercato è fuori, dove il giocatore porta da sé quello che nei siti autorizzati gli viene imposto: limiti di deposito, autoesclusione, identificazione, un foro italiano dove litigare. Il resto di questa pagina sta dentro quella differenza.
Un chiarimento che vale per ogni riga che segue: i bookmaker descritti qui sotto hanno tutti una concessione ADM e un sito .it. Nessuna piattaforma senza concessione viene nominata, nessun metodo di deposito estero viene indicato, nessun bonus di un operatore non autorizzato viene raccontato. Non è pudore editoriale: descrivere un’offerta illegale in modo utile al lettore non è possibile, e descriverla in modo inutile non serve a nessuno.
Dati aggiornati al 30 Ottobre 2026, con riscontri sui registri pubblici di ADM e sulle condizioni contrattuali pubblicate dagli operatori.
Indice dei contenuti
- Non AAMS: che cosa vuol dire oggi, visto che AAMS non c’è più
- Come funziona il meccanismo dell’inibizione, e perché i domini tornano a galla
- Normativa, vigilanza e giurisdizione: quello che fuori dall’Italia non esiste
- Requisiti tecnici del gioco a distanza: palinsesto, giochi ammessi, confine con l’estero
- Fondamenti della scelta: cosa porta in dote una concessione ADM e cosa resta scoperto
- Gioco responsabile: gli strumenti che ci sono e quelli che si perdono per strada
- Prevenzione e tutele concrete: identificazione, ricariche, pagamenti
- Criteri della valutazione e della classifica: come si leggono i dieci profili che seguono
- Valutazione dei dieci concessionari ADM: cosa offre ciascuno e a chi conviene
- Forme di gioco e mercati ammessi: che cosa si può davvero giocare
- Quanto costa una giocata: il margine del bookmaker e il conto su una settimana di puntate
- Le dieci concessioni a confronto: targhe, società e quello che le condizioni dicono
- Domande frequenti sulle scommesse non AAMS
- La scelta in una riga: che cosa conviene guardare prima e che cosa si porta a casa dall’altra parte
Non AAMS: che cosa vuol dire oggi, visto che AAMS non c’è più
La confusione nasce da un cambio di targa. AAMS era l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato; le funzioni sui giochi sono passate ad ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e nel linguaggio comune il vecchio acronimo è sopravvissuto. Chi scrive «scommesse non AAMS» intende quindi, quasi sempre, scommesse fuori dal sistema concessorio italiano: siti esteri, domini .com, brand che accettano giocatori italiani senza avere titolo per farlo.
Il quadro dentro cui quella frase va letta è il D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024, che riordina il settore dei giochi pubblici a distanza. La parola chiave del decreto è «concessione», e la differenza rispetto a un’autorizzazione generica è sostanziale. Un’autorizzazione si chiede e si ottiene; una concessione si vince in una gara pubblica, si paga, dura un tempo definito e impone condizioni. Il testo lo dice in modo esplicito all’art. 6, comma 3: i vincitori della gara possono gestire uno o più giochi per non più di nove anni, senza rinnovo. Alla scadenza non si apre una trattativa, si torna alla gara.
Che cosa si può offrire a distanza lo stabilisce l’art. 6, comma 1, che elenca le tipologie ammesse: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse di cavalli; concorsi pronostici sportivi e ippici; giochi di ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; bingo. Una lista chiusa, e questa è la prima cosa da tenere a mente: quel che non è nell’elenco non si può offrire, qualunque licenza estera il gestore esibisca.
L’assegnazione più recente risale alla gara bandita nel settembre 2025: sono arrivate 93 domande, sono state assegnate 52 concessioni a 46 società, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. Leggendo l’elenco ADM dei concessionari autorizzati al gioco a distanza il 25 ottobre 2026 si contano 52 righe, con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it.
Qui si apre un dettaglio che quasi nessun confronto mette in chiaro, e che invece decide il senso di tutta la faccenda. La concessione è per sito, non per azienda. Una stessa società può detenerne più di una: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it. E l’elenco non ha una colonna che dica quali giochi siano coperti: un concessionario può avere diritto a scommesse sportive, poker e giochi di abilità, giochi di tipo casinò, exchange e bingo in qualunque combinazione. Stare su quell’elenco, insomma, non dimostra da solo che un sito accetti scommesse sportive. Lo dimostra il sito stesso, il suo palinsesto e la sua app.
Il numero di concessione non è un segreto. Gli operatori lo scrivono nelle proprie condizioni, insieme alla ragione sociale: è la prima cosa da leggere, prima dei mercati e prima delle quote, perché è l’unica che dice se il resto della pagina ha un titolo per esistere.
Come funziona il meccanismo dell’inibizione, e perché i domini tornano a galla
Il fondamento dell’inibizione sta nell’articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126. ADM individua i domini che offrono o sponsorizzano gioco illegale e li inibisce; chi fornisce connessioni Internet è tenuto a consultare costantemente l’elenco dei siti inibiti. Non è una raccomandazione: l’obbligo è puntuale e ricorrente, e chi non lo rispetta è esposto.
Per anni l’inibizione si è materializzata in un indirizzo IP statico, il 217.175.53.72, che il giocatore italiano si trovava davanti al posto della pagina che cercava. Dall’aprile 2026 i domini inibiti vengono reindirizzati verso sito-inibito-giochi.adm.gov.it, una pagina costruita per spiegare che il sito richiesto è sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per raccogliere giochi in Italia. I due metodi restano entrambi attivi per un periodo di transizione, e l’ultimo elenco risultava aggiornato al 13 ottobre 2026.
La pagina di avvertenza è la parte educata di un sistema che, per il resto, non lo è. Il meccanismo tecnico poggia sul DNS, e le differenze tra operatori di rete sono la ragione per cui lo stesso dominio risulta bloccato a Milano e raggiungibile a Palermo lo stesso pomeriggio. A questo si aggiunge la contromisura più banale del mondo: un indirizzo nuovo e un giro di promozione, e il sito è di nuovo raggiungibile attraverso un nome che nessun elenco ha ancora registrato. Il termine che circola per descrivere l’esito è «oscurati», ed è un termine onesto, perché descrive la luce spenta su un nome e non la chiusura di un’attività.
I numeri raccontano questa partita meglio di qualunque commento. Un provvedimento del 2025, riportato dalla stampa di settore con l’ordine del 24 settembre 2025, ha portato il totale a 11.481 domini, e ogni aggiornamento del 2026 ne aggiunge da qualche decina a qualche centinaio. La crescita non dice che il fenomeno si sta riducendo; dice che la sostituzione dei nomi è più rapida dell’aggiornamento degli elenchi. Chi progetta un sito per essere inibito lo progetta per essere sostituito.
La parte che riguarda direttamente chi legge è un’altra, e sta nel D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41, art. 22. Fornitori di connettività e prestatori di servizi di pagamento che violano l’obbligo di inibizione imposto dall’ADM rischiano una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata. La norma non prende di mira il giocatore, prende di mira il passaggio: chi porta la connessione e chi muove il denaro. È il motivo per cui, prima o poi, a un giocatore su un sito inibito capita di trovarsi la carta che non passa, mentre altre strade di pagamento continuano a funzionare per settimane.
Un esempio della scala del problema serve più di un ammonimento. Centocinquanta domini inibiti corrispondono, al minimo di sanzione, a una esposizione teorica di 4.500.000 € per i soggetti che l’obbligo lo hanno violato. Il conto non è mai quello, nella pratica, ma la proporzione dà l’idea di quanto il legislatore consideri serio il passaggio di denaro in quel circuito.
Lo stesso art. 22, comma 1 affida a un regolamento, da adottare d’intesa con la Banca d’Italia, il compito di fermare i prestatori di pagamento che trattano denaro di gioco per operatori privi di concessione. La data di entrata in vigore di quel regolamento non è confermata, e finché non lo sarà la chiusura del rubinetto resterà disomogenea: una ragione in più per non costruire abitudini di gioco su un circuito in cui la regola cambia mentre la si usa.
Normativa, vigilanza e giurisdizione: quello che fuori dall’Italia non esiste
Mettiamo sul tavolo le due colonne, perché è qui che la frase «non AAMS» smette di essere una sigla e diventa una lista di cose che ci sono o non ci sono.
Da una parte, un operatore con concessione. Ha un numero di concessione verificabile, una ragione sociale che risponde delle sue obbligazioni, la vigilanza di ADM, l’obbligo di far scegliere al giocatore un limite di deposito in fase di registrazione, gli strumenti di autoesclusione, un conto di gioco identificato con nome e documento, e un foro italiano. Se qualcosa va storto — una vincita non pagata, un conto chiuso senza spiegazione — esiste un indirizzo a cui portare la questione e un tribunale davanti al quale discuterla.
Dall’altra, una piattaforma .com senza concessione. Non ha nessuno di quelli. Ha una licenza rilasciata da un’autorità straniera, che in Italia non ha alcun valore; ha condizioni contrattuali scritte in una lingua e sotto una legge che il giocatore italiano di solito non ha mai letto; ha un conto che nessuna regola italiana obbliga a identificare. La licenza di Curaçao, di Malta o di Anjouan non è carta straccia nel paese che l’ha emessa: è carta che non parla all’ordinamento italiano, e questo è il punto esatto in cui la scelta si decide.
C’è poi una responsabilità che viaggia in direzione opposta a quella che ci si aspetta. Con il comunicato del 28 febbraio 2024, ADM ha ricordato che la legge 13 dicembre 1989, n. 401 prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi e scommesse accettati all’estero — e aggiunge, con la stessa formulazione, che «anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi». L’importo dell’ammenda non è indicato. Non risulta alcun caso concreto di giocatore perseguito per questo. Le due cose stanno insieme senza contraddirsi: la regola esiste come l’ADM la enuncia, la sua applicazione al singolo appassionato non è documentata. Chi decide se vale il rischio lo fa con quelle due informazioni, non con una in più.
Lo stesso comunicato ricorda che pubblicizzare operatori privi di concessione può comportare, per i media, oltre alle conseguenze penali, specifici provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. È il motivo per cui una pagina come questa non nomina brand esteri: non è una scelta di stile, è la conseguenza di come è scritta la regola.
Sul versante fiscale la separazione è altrettanto netta, e conviene dirlo con le parole giuste. Le vincite pagate da un concessionario ADM non vengono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché l’imposta è trattenuta dal concessionario: il giocatore riceve la somma netta. È una ricostruzione riportata dalla stampa di settore e non confermata su una pagina dell’amministrazione fiscale, quindi la frase onesta finisce con un consiglio: prima di prendere decisioni su questo punto, consultare un commercialista. Per le vincite su siti esteri il quadro cambia natura. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d, del TUIR, anche per siti registrati o ospitati all’estero, imponibili secondo l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto e senza deduzioni. La lettura pratica è doppia: nessuna ritenuta alla fonte e una dichiarazione da presentare nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota, e anche qui vale la stessa conclusione: non è consulenza fiscale.
L’imposta unica che l’operatore versa sulle scommesse sportive a quota fissa, per completezza, è del 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e del 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le giocate e le vincite pagate. Prima dell’intervento della legge di bilancio per il 2025 le corse dei cavalli pagavano il 43 % e il 47 %; oggi le scommesse ippiche a quota fissa seguono le stesse aliquote delle sportive. Le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite.
Perché un giocatore dovrebbe interessarsi di un’imposta che versa l’operatore? Perché è parte della risposta a una domanda che si fa sempre: da cosa è fatta la differenza tra la quota che vedo e la probabilità che quell’evento accada. Parte di quella differenza finisce lì, parte copre i costi, il resto è il margine. Non è un dettaglio contabile; è il motivo per cui nessun sito al mondo può permettersi di essere generoso su tutto.
Requisiti tecnici del gioco a distanza: palinsesto, giochi ammessi, confine con l’estero
Il palinsesto è il documento che decide cosa si può giocare. L’art. 2, lett. s) del D.Lgs. 41/2024 definisce il «palinsesto» come il programma degli eventi — sportivi, comprese le corse dei cavalli, e non sportivi — e delle tipologie di giocate predisposto dal concessionario e approvato da ADM; una scommessa si può prendere solo su eventi che stanno dentro quel programma. ADM aggiunge gli eventi uno per uno: a settembre 2026, secondo quanto riporta la stampa di settore, ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner. Quali sport e quali tipologie di giocata il palinsesto contenga, nel dettaglio, non è cosa nota.
Da questa architettura discendono alcune conseguenze pratiche che vale la pena mettere in fila.
I virtuali sono dentro il perimetro, non fuori. L’art. 2, lett. v) definisce le «scommesse su eventi simulati» — eventi sportivi, ippici e di altro tipo generati al computer e mostrati tramite animazione o tramite un evento reale preregistrato — e le ammette dentro una concessione per scommesse sportive. Nei siti degli operatori la sezione si chiama «Virtuali». Sono giochi a esito generato, e chi li frequenta dovrebbe sapere che la differenza tra questo e un evento reale non è nella forma della schedina.
L’ippica è due cose diverse nella legge, e la distinzione ha un effetto concreto. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno nell’art. 6, comma 1, lett. a), insieme alle sportive. I «giochi di ippica nazionale» dell’art. 6, comma 1, lett. c) — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté e simili — richiedono una concessione propria. Se un brand prenda i totalizzatori di ippica nazionale online non è cosa nota.
Il betting exchange è ammesso come gioco separato, ai sensi dell’art. 6, comma 1, lett. e) e dell’art. 2, lett. u): lì il giocatore può fare la parte del giocatore o del banco, e il concessionario si limita a metterli in contatto in forma anonima. La documentazione di Betfair viene riportata come contenente regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, tra cui una puntata minima a favore di 200 centesimi in passi da 50; un articolo di settore del 2024 riferisce che sul giocatore non gravano obblighi sulle vincite, perché il prelievo cade sul concessionario. Quali brand gestiscano oggi un exchange e come funzionino le commissioni non è cosa nota; Betfair è descritto come il primo, con concessione 16028.
Le scommesse live sono offerte da tutti i grandi operatori, ma le regole che ADM applica ai mercati in diretta, ai ritardi e agli eventi non sono note, e qui non esiste alcun elenco dei mercati live. Sui virtual sports e sull’esports vale la stessa cautela: se il palinsesto includa gli esports non è cosa nota.
Un tetto legale in euro sulle puntate nelle scommesse sportive non risulta. Gli strumenti che vincolano davvero sono due, e sono entrambi dalla parte del giocatore: i limiti che si sceglie da sé e il limite di deposito scelto in registrazione. È una differenza da capire bene — non c’è un numero di legge che fermi la puntata, c’è il numero che il giocatore mette per iscritto quando apre il conto.
Fondamenti della scelta: cosa porta in dote una concessione ADM e cosa resta scoperto
Questa è la sezione che vale la pena leggere due volte, perché raccoglie le differenze in un unico posto. Da un lato il pacchetto che accompagna una concessione. Dall’altro l’elenco, breve e brutale, di quello che manca a chi gioca fuori.

Il primo elemento è il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018. L’autoesclusione registrata blocca il gioco su ogni piattaforma online autorizzata in Italia e nelle sale fisiche, indipendentemente dal concessionario. Chi si autoesclude una volta si autoesclude ovunque, dentro il perimetro autorizzato. È l’unico strumento di questa pagina che funziona contro il giocatore stesso, e funziona proprio perché attraversa i singoli operatori invece di fermarsi al primo. I siti senza concessione non sono collegati al RUA: per un giocatore già autoescluso, quel mondo è una porta che resta aperta esattamente quando non dovrebbe.
Il secondo elemento è la vigilanza. L’art. 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 impone autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici su durata e spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno. Sono obblighi, non buone intenzioni: il concessionario che non li rispetta ha un rapporto da difendere con l’autorità che gli ha dato il titolo per operare. L’art. 15, comma 2 aggiunge un dovere informativo: ogni concessionario spende lo 0,2 % del proprio ricavo netto, per un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa.
Il terzo elemento è l’identificazione. Un «conto di gioco» richiede l’identificazione completa. Le modalità variano da operatore a operatore e sono descritte nelle schede più sotto. Senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi restano bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. L’età minima è 18 anni: l’art. 3, comma 1, lett. a) del decreto pone la «tutela dei minori di età» tra i principi, le condizioni di concessione prevedono l’esclusione dei minori dal gioco e la legge italiana fissa il limite a 18 anni.
Il quarto elemento è il foro. Un contratto regolato in Italia, con un operatore che ha sede o comunque titolo per operare qui, offre al giocatore un percorso di reclamo che non richiede di tradurre documenti né di individuare un’autorità straniera. È la parte meno pubblicizzata e la più utile quando le cose vanno male.
Dall’altro lato della bilancia, il catalogo di chi sta fuori si legge in tre righe. Nessuna connessione al RUA. Nessun obbligo di limiti di deposito scelti in registrazione. Nessun titolo per raccogliere giocate in Italia, con l’esposizione che ADM stessa enuncia per il partecipante. Il resto sono conseguenze: il DNS che prima o poi si chiude, i pagamenti che passano e poi non passano più, un saldo che vive in un paese in cui il giocatore non ha mai messo piede.
C’è un’ultima asimmetria, ed è la più scomoda. I messaggi promozionali che un operatore autorizzato può diffondere sono limitati dal Decreto Dignità, art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge 96/2018: è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite in denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e Internet. Il decreto stesso promuove però la pubblicità del gioco pubblico che serve a un gioco sicuro e responsabile (art. 3, lett. l) e consente al concessionario messaggi sociali o di gioco responsabile che portino il suo logo (art. 3, lett. m; art. 15, comma 3). La vigilanza è di AGCOM, con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione.
La cronaca recente di questa regola è più interessante della regola. Nel 2025 AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto. Il TAR Lazio, con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €. Due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea sono pendenti: C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. Ed è stata proposta, non approvata, una modifica alla legge di bilancio 2026 a firma Forza Italia per togliere il divieto sulla pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni; l’esito non risulta e alla data di verifica il divieto è in vigore. Chi si domanda perché non vede più pubblicità di scommesse allo stadio ha qui la risposta, e chi si domanda perché ne vede ancora sui siti esteri ha la stessa risposta letta dalla parte opposta.
Sui bonus conviene essere chiari una volta per tutte. Il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza di un bonus. «Bonus di benvenuto» è il termine degli operatori, e non esiste alcun tetto di legge né sull’importo né sui requisiti di puntata: importi, rigioco e quota minima vengono dalle condizioni contrattuali di ciascun operatore. Chi cerca «bonus scommesse non AAMS» sta cercando qualcosa che, nella parte in cui è legale, si trova già nei siti .it, e nella parte in cui non lo è, non è descrivibile qui.
Gioco responsabile: gli strumenti che ci sono e quelli che si perdono per strada
La prevenzione, in questo settore, si divide tra ciò che è obbligatorio e ciò che è volontario, e la differenza conta più di quanto sembri. Gli strumenti obbligatori sono quelli che il concessionario deve mettere a disposizione per legge; quelli volontari sono le iniziative che ciascuno aggiunge. Il giocatore che confronta due offerte facendo attenzione solo alle quote sta confrontando la parte meno importante della faccenda.
Il primo strumento è il limite scelto in registrazione. L’art. 15, comma 1, lett. b) prevede limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; nella pratica il giocatore sceglie in fase di apertura un limite settimanale o mensile. Le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale già al momento dell’iscrizione, e il meccanismo ha una asimmetria voluta: un limite ridotto ha effetto immediato, un limite aumentato richiede sette giorni. Il ritardo è la protezione. Chi alza il tetro dopo una serata storta lo alza sette giorni dopo, quando la serata storta è già un ricordo.
Il secondo strumento è l’autoesclusione, e qui la partita si gioca sul RUA. L’autoesclusione registrata nel registro blocca ogni piattaforma online e sala fisica autorizzata in Italia, indipendentemente dal concessionario. L’art. 15, comma 1, lett. e) richiede strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo scelto dal giocatore; una fonte di settore riferisce che le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026, e periodi e forme sono quelli che le condizioni degli operatori e la pagina di ADM indicano.
Il terzo è il canale di contatto, obbligatorio per legge: aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno. Il quarto sono i messaggi automatici su durata della sessione e spesa. Il quinto è il dovere informativo del concessionario, quello 0,2 % del ricavo netto fino a 1.000.000 € l’anno. Nessuno di questi strumenti rende il gioco sicuro in sé. Tutti insieme rendono più difficile che una serata diventi un’abitudine senza che il giocatore se ne accorga, che è l’unica cosa che una regola può fare.
Quel che si perde fuori dal perimetro autorizzato è presto detto. Un RUA a cui il sito non è collegato è un RUA che non serve; un limite di deposito che nessuno obbliga a farti scegliere è un limite che non esiste; un avviso sulla durata della sessione che nessuno è tenuto a mostrarti è un avviso che non arriva. E un canale di contatto, quando c’è, risponde in un fuso orario e in una lingua che non sono quelli di chi scrive.
Vale la pena dirlo senza giri di parole: in questo settore la tutela non è un servizio che il gestore offre per generosità, è un obbligo che il gestore ha perché ha una concessione da difendere. Chi gioca dove quell’obbligo non c’è non ha un rapporto peggiore con il proprio bookmaker; ha un rapporto con un soggetto che non deve rispondere a nessuno dei garanti che il giocatore italiano ha imparato a dare per scontati.
Prevenzione e tutele concrete: identificazione, ricariche, pagamenti
La prevenzione comincia da un documento. Aprire un conto di gioco significa identificarsi, e le strade sono più di una. La registrazione classica con caricamento di un documento, la firma con SPID di livello 2, la CIE: gli operatori combinano queste possibilità in modi diversi, e le schede qui sotto dicono per ciascuno quale percorso risulta dalle sue condizioni.

C’è un dettaglio che sfugge a quasi tutti e che vale la pena scrivere per esteso. Senza SPID il conto deve essere validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi restano bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. Non è una scadenza punitiva: è il modo in cui il sistema impedisce che un conto anonimo resti aperto a tempo indefinito. Ma per chi apre il conto di fretta, magari di venerdì sera prima di una partita, è la ragione per cui una vincita può restare ferma più a lungo del previsto.
Il secondo capitolo è il denaro in entrata. L’art. 13 del D.Lgs. 41/2024 disciplina i «punti vendita ricariche»: ADM tiene un registro dei punti di ricarica — tabaccai, ricevitorie — che accreditano il conto online solo su richiesta del titolare, dopo l’identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non possono pagare vincite né erogare saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € l’anno. È una filiera di ricarica pensata per chi non vuole usare la carta, e la soglia dei 100 € settimanali in contanti è la misura esatta di quanto il legislatore consideri quel canale.
Le rotaie che le pagine di confronto mostrano presso gli operatori ADM sono quelle familiari: carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria tramite servizi come SisalPay e Mooney. L’elenco preciso, per ciascun operatore, sta nelle sue condizioni contrattuali: è il posto in cui guardare quando una carta viene rifiutata, perché le regole di accettazione sono del singolo operatore e non del sistema.
Sul fronte delle criptovalute presso i concessionari ADM la situazione è aperta e non c’è uno statuto che nomini le rotaie approvate. Chi legge una promessa di deposito in criptovaluta su un sito italiano farebbe bene a verificare nelle condizioni dell’operatore invece che in una pagina di confronto, propria o altrui.
Il terzo capitolo è quello dei pagamenti in uscita, ed è qui che il D.Lgs. 41/2024, art. 22, comma 1 spiega la sua ambizione: un regolamento adottato d’intesa con la Banca d’Italia dovrà fermare i prestatori di servizi di pagamento che trattano denaro di gioco per operatori privi di concessione. L’entrata in vigore non è confermata. Nel frattempo, la difesa del giocatore è la stessa di sempre: guardare le condizioni scritte, non le pagine che promettono velocità.
Criteri della valutazione e della classifica: come si leggono i dieci profili che seguono
Prima dei profili, i criteri. Dieci schede messe una dopo l’altra somigliano a una classifica per il solo fatto di essere in fila, e non lo sono.
Il primo criterio è la concessione. Ogni operatore descritto qui sotto è un concessionario ADM e pubblica il proprio numero di concessione e la propria ragione sociale nelle condizioni contrattuali. I numeri vanno letti come targhe, non come punteggi: un codice più alto non significa un operatore più recente o più forte, significa solo una riga diversa nell’elenco. Segnalo, perché è un punto che il lettore attento nota, che StarCasinò e Betsson fanno capo alla stessa ragione sociale, Azzurri Limited, con due concessioni distinte e due siti distinti.
Il secondo criterio è la coerenza tra il nome della società e il marchio. Non è una curiosità: la concessione è per sito, e la ragione sociale è quella che risponde delle obbligazioni. Che dietro Bwin.it ci sia Eurobet Italia S.r.l. o dietro Lottomatica.it ci sia Goldbet Better Organization Italy S.p.a. dice qualcosa su chi detiene il titolo quando il marchio cambia insegna.
Il terzo criterio sono i fatti documentati sull’offerta sportiva. Le schede si fermano a quello che le condizioni contrattuali e le schede pubbliche delle app riportano: mercati, tipologie di giocata, funzioni. Non c’è un giudizio sulla qualità di un palinsesto che non risulti da una descrizione pubblica, e non c’è una quota se non con la sua data.
Il quarto criterio è la presenza o l’assenza di fatti sul tema di questa pagina. Nove operatori su dieci, nell’insieme documentato, non hanno nulla di specifico da dire sull’argomento dei limiti, dell’autoesclusione o dell’identificazione oltre a quanto le loro condizioni generali riportano; uno, AdmiralBet, ha una descrizione dettagliata di questi strumenti. Nelle schede si scrive quel che c’è e non si scrive nulla su quel che non c’è. Un profilo più corto, su questo punto, non è un profilo peggiore.
Da questi quattro criteri esce un quadro più utile di una graduatoria. Ci sono brand generalisti con una copertura di sport molto ampia, brand con un prodotto casinò in cui le scommesse sono una sezione, brand con un meccanismo di registrazione o di benvenuto caratteristico. Chi cerca un bookmaker per il calcio italiano non ha le stesse priorità di chi cerca un’app che apra con il riconoscimento dell’impronta digitale, e nessuna delle due priorità è sbagliata.
Quello che non troverà, in nessuna delle dieci schede, è una quota presentata come la migliore del mercato. Le quote citate hanno una data, i margini pure, e la maggior parte degli operatori in questa pagina non ha margini verificati: la tabella finale lo dice riga per riga, con il segno convenzionale che indica l’assenza di un dato.
Valutazione dei dieci concessionari ADM: cosa offre ciascuno e a chi conviene
Le schede seguenti coprono dieci operatori con concessione, nell’ordine in cui sono raccolti. Ognuna parte da quel che distingue il brand nella comparazione, passa dai fatti documentati e chiude con un giudizio. I numeri di concessione sono quelli che gli operatori stessi pubblicano; le descrizioni dell’offerta sportiva vengono dalle loro condizioni e dalle schede delle app.
StarCasinò: il marchio casinò che tiene il libro scommesse in casa
StarCasinò opera con la concessione ADM n. 16026, intestata ad Azzurri Limited, sul proprio sito .it. La sua app per dispositivi mobili permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò.
La struttura dell’offerta racconta la gerarchia interna del prodotto: il casinò viene prima, lo sport è una sezione della stessa app. Chi cerca un palinsesto costruito intorno al calcio di domenica troverà qui lo strumento per farlo, ma non un prodotto pensato attorno a quello. Nessuna informazione specifica su limiti di deposito, autoesclusione o percorsi di identificazione risulta dalle condizioni consultate; in generale, le condizioni degli operatori con concessione regolano queste materie come l’art. 15 impone, e il posto per leggerle è il contratto dell’operatore, non la vetrina dell’app.
Il verdetto: la concessione è quella di un gruppo che in Italia gestisce più di un marchio, e questo dice qualcosa sulla solidità della struttura alle spalle. Se il giocatore cerca un bookmaker in cui lo sport sia il centro dell’esperienza, questa non è la porta giusta; se cerca un ambiente unico in cui il casinò convive con il libro scommesse, il prodotto fa esattamente quel mestiere.
Sisal: il palinsesto più affollato del gruppo di testa
Sisal opera con la concessione ADM n. 16020, intestata a Sisal Italia S.p.a., sul proprio sito .it. La sua app indica oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket.
Quei due numeri vanno letti insieme, perché dicono cose diverse. Mille eventi al giorno significa un palinsesto costruito con continuità su tutto l’arco della settimana; quindicimila eventi live significano una sala in diretta in cui la scelta non è più tra tre partite ma tra un catalogo. La diretta streaming gratuita, poi, sposta il baricentro dal mercato alla visione: chi guarda la partita dentro l’applicazione è un giocatore che riceve un servizio, non solo un prezzo.
Sul fronte dei tipi di giocata l’applicazione elenca la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia e i mercati Goal, No Goal e Multigoal, insieme alle giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. La registrazione avviene anche con Touch ID, per accedere al conto gioco e piazzare le scommesse da mobile.
Il verdetto: la combinazione tra ampiezza del palinsesto live e streaming gratuito è la più difficile da replicare tra quelle descritte in questa pagina, perché richiede infrastruttura e accordi sui diritti. Chi passa le domeniche a seguire più partite insieme trova qui il terreno più largo; chi cerca un’app snella per una singola giocata a settimana pagherà in complessità quello che non userà.
Betsson: ampio catalogo di mercati sotto una ragione sociale che non porta il marchio
Betsson opera con la concessione ADM n. 16027, intestata ad Azzurri Limited, sul proprio sito .it. La sua app Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.
Il catalogo dei mercati è la parte più interessante della scheda. 1X2 e Under/Over sono il pane quotidiano di qualunque bookmaker; i marcatori e le combo sono il segno di una piattaforma costruita per chi vuole comporre la giocata invece di scegliere tra tre esiti. Il nome del gioco, ancora una volta, non è il nome della società: dietro il marchio c’è Azzurri Limited, la stessa ragione sociale che sta dietro StarCasinò, con una concessione distinta e un sito distinto.
Non risultano dalle fonti consultate informazioni specifiche su limiti di deposito, autoesclusione o modalità di identificazione di questo operatore: chi apre il conto qui legge quelle condizioni direttamente nelle sue pagine contrattuali.
Il verdetto: la profondità dell’offerta sui mercati secondari è il punto di forza di questo profilo, e il punto in cui la scheda si distacca da chi pubblica solo l’elenco degli sport coperti. Chi ha una strategia che passa dai marcatori ha qui più strumenti che altrove; chi scommette solo sull’esito finale sta pagando per una profondità che non userà.
SNAI: sistemi, cash out e un catalogo di mercati tecnici
SNAI opera con la concessione ADM n. 16032, intestata a Snaitech Spa, sul proprio sito .it. La sua app SNAI Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.
La presenza dei sistemi accanto a singole e multiple è il segno di un prodotto pensato per un giocatore esperto: il sistema è la tipologia che richiede di ragionare su combinazioni e coperture, non solo sull’esito. I mercati su cartellini e rigori aggiungono alla partita una dimensione che non è il risultato; chi li gioca sta scommettendo su come si svolgerà la partita, non su come finirà. Il Cash Out, dal canto suo, è la funzione che trasforma una scommessa in una decisione continua, e va usata con la consapevolezza che il prezzo di chiusura lo fa il bookmaker.
Nessun dato specifico su limiti di deposito, autoesclusione o identificazione risulta per questo operatore dalle fonti consultate; il riferimento contrattuale resta il suo.
Il verdetto: la scheda si distingue per la componente tecnica, non per l’ampiezza. Chi costruisce sistemi e cerca mercati che non siano il solo 1X2 trova qui una cassetta degli attrezzi più fornita della media; chi cerca la copertura massima su sport minori guarderà altrove.
Eurobet: il palinsesto che esce dallo sport
Eurobet opera con la concessione ADM n. 16012, intestata a Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, sul proprio sito .it. La sua app Eurobet Sport offre un palinsesto che va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo — musica, cinema, tv e reality show — e di politica, elezioni comprese.
La coda di quell’elenco è la notizia. Gli scacchi e le elezioni non sono sport, e la loro presenza dice che il palinsesto è stato costruito per catturare l’attenzione di chi segue un evento in televisione e vuole avere una ragione in più per guardarlo. È una scelta commerciale legittima e ha un effetto preciso: allarga il pubblico oltre il tifoso e porta nel libro scommesse persone che non avrebbero mai aperto un sito di scommesse per una partita di Serie B.
La ragione sociale è quella che dà il nome al marchio — caso non frequente in questa lista, dove dietro Eurobet.it e Bwin.it e giocodigitale.it c’è la stessa Eurobet Italia S.r.l. — e questo rende immediata la verifica in condizioni contrattuali.
Sul versante di limiti, autoesclusione e identificazione non risultano dati specifici per questo operatore.
Il verdetto: la larghezza del palinsesto oltre lo sport è la caratteristica che identifica questa scheda, e va letta come tale. Chi scommette su un evento all’anno, e magari lo fa perché c’è un programma televisivo di mezzo, trova qui la proposta più vicina al proprio modo di guardare; chi cerca profondità sui mercati calcistici europei avrà meno da raccogliere.
bet365: il marchio internazionale con un partner globale in vetrina
bet365 opera con la concessione ADM n. 16030, intestata a Hillside (New Media Malta) Plc, sul proprio sito .it. Si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live.
La ragione sociale è il dettaglio da leggere due volte: una società con sede a Malta che gestisce un sito con concessione italiana. È esattamente la configurazione che molti lettori immaginano quando parlano di operatori stranieri, e la differenza rispetto a un sito .com senza concessione è tutta nel titolo: qui il titolo c’è, e il sito è .it, e le regole italiane si applicano per intero. Malta non è un difetto; l’assenza di concessione italiana lo sarebbe.
Nel catalogo compaiono sport che in Italia hanno un pubblico stabile ma non enorme, come le freccette, accanto all’ippica: sono le voci che distinguono un palinsesto internazionale da uno locale. Sul fronte degli strumenti di gioco responsabile, la sua app elenca periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione, e per i residenti in Italia indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. Su limiti di deposito, autoesclusione e percorsi di identificazione specifici di questo operatore non risultano altri dati consultati oltre a quelli appena citati.
Il verdetto: l’elenco di strumenti di gioco responsabile con un numero verde italiano accanto è il particolare che rende questo profilo più concreto della media. Chi vuole che il proprio bookmaker parli italiano anche quando si tratta di fermarsi ha qui un riferimento esplicito; chi cerca un’offerta costruita attorno al campionato italiano troverà un palinsesto più internazionale che nazionale.
Goldbet: la schedina classica con un benvenuto in vetrina
Goldbet opera con la concessione ADM n. 16009, intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a., sul proprio sito .it. La sua app permette di giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto.
La parola «schedina» non è un dettaglio di vocabolario. Descrive un modo di giocare che assomiglia a quello delle ricevitorie: la giocata si compone come una lista, la si consegna e si aspetta. Un operatore che tiene quel linguaggio sta parlando al giocatore che arriva dal mondo fisico, e che cerca la stessa sensazione su uno schermo. Dall’altro lato, il bonus di benvenuto è presentato dalla stessa descrizione come conseguenza dello scaricamento dell’app e della registrazione: una leva di acquisizione, non un vantaggio strutturale, e come tutte le leve di questo tipo va letta nelle condizioni — requisiti di puntata, quota minima, scadenza — prima di considerarla parte della convenienza.
Sulla materia dei limiti e dell’autoesclusione non risultano dati specifici per questo operatore.
Il verdetto: la scheda è costruita per chi vuole continuità con il modo classico di giocare, e in questo è coerente dalla tipologia di giocata fino al linguaggio. Chi cerca strumenti di composizione più moderni — un generatore di combinazioni, un exchange — guarderà altrove, e non ci perde nulla.
Planetwin365: la copertura dei campionati, dal livello locale a quello europeo
Planetwin365 opera con la concessione ADM n. 16007, intestata a Pwo S.p.a., sul proprio sito .it. La sua app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
La lista dei campionati è la cosa che colpisce di più, e non per la sua lunghezza. Serie C dentro un elenco in cui ci sono anche Premier League e Bundesliga è un segnale preciso: c’è un operatore che ha deciso di presidiare anche il calcio che non fa notizia. Chi segue la squadra della propria città in un campionato minore sa quanto quella voce conti, e sa anche quanto sia rara.
Le più di 20 tipologie di sport, con i risultati in diretta, completano il quadro di un prodotto che punta sulla copertura invece che sulla profondità dei singoli mercati. Non risultano dati specifici su limiti di deposito, autoesclusione o identificazione per questo operatore.
Il verdetto: la decisione di includere i campionati minori è la caratteristica che distingue davvero questa scheda dalle altre, e non ha nulla a che vedere con la dimensione del marchio. Chi cerca l’evento che gli altri non hanno trova qui la probabilità più alta di trovarlo; chi scommette solo sui grandi palcoscenici europei non guadagna nulla da quella scelta.
AdmiralBet: gli strumenti di protezione scritti per esteso nelle condizioni
AdmiralBet opera con la concessione ADM n. 16048, intestata ad Admiral Bet S.r.l., sul proprio sito .it. È l’unico operatore di questa lista per cui risulti una descrizione dettagliata degli strumenti di tutela nelle proprie condizioni contrattuali, e la descrizione vale la pena di essere letta per intero.
Sull’autoesclusione, le condizioni di Admiralbet prevedono la possibilità di escludersi per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto ovunque nel perimetro autorizzato; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Le due formulazioni convivono perché la prima fotografa il meccanismo precedente e la seconda il regime in vigore.
Sui limiti, in registrazione Admiralbet chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Tre dimensioni e tre orizzonti temporali: chi apre il conto qui non si limita a scegliere quanto depositare, decide quanto vuole giocare e quanto tempo vuole passarci.
Sull’identificazione, il conto di gioco si apre con la registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. La differenza tra i due percorsi è di minuti, non di sostanza, ma il secondo elimina la possibilità di sbagliare un dato a mano.
Il verdetto: la trasparenza di questa scheda è essa stessa il suo argomento, perché gli strumenti che gli altri operatori devono comunque garantire qui si leggono in chiaro prima di aprire il conto. Chi vuole sapere in anticipo come sono fatti i freni, e non scoprirlo dopo, ha qui la lettura più semplice.
BetFlag: registrazione con SPID e CIE accanto al percorso classico
BetFlag opera con la concessione ADM n. 16008, intestata a Betflag S.p.a., sul proprio sito .it. Per aprire il conto, il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica; il gioco è vietato ai minori di 18 anni.
Due percorsi di identità digitale accanto al percorso tradizionale sono una scelta di comodo, e in un settore in cui il primo ostacolo è sempre il documento da fotografare, contano. SPID e CIE sono gli strumenti che il giocatore italiano usa già per la pubblica amministrazione: chi li ha attivi apre il conto in pochi passaggi e si risparmia il caricamento del documento, che è anche il punto in cui più spesso la registrazione resta a metà.
Oltre a questo, sul tema specifico di questa pagina non risultano altri dati per questo operatore: limiti e autoesclusione restano materia delle sue condizioni contrattuali, come per il resto dell’elenco.
Il verdetto: la doppia via di identificazione digitale è un vantaggio concreto per chi ha già SPID o CIE attivi, e vale quasi nulla per chi non li ha. È il profilo in cui la convenienza dipende di più da una circostanza personale del lettore, e vale la pena dirlo apertamente invece di fingere che sia un merito del marchio.
Forme di gioco e mercati ammessi: che cosa si può davvero giocare
Prima della tabella conviene mettere ordine tra le forme di gioco, perché sono il terreno su cui i dieci profili appena letti si confrontano davvero. In italiano la parola «scommessa» copre almeno cinque cose diverse, e ciascuna ha una struttura di rischio che le altre non hanno.
La singola è la più semplice: un evento, un esito, una quota. La multipla mette insieme più eventi, e le quote si moltiplicano in un unico prezzo: la vincita potenziale cresce in modo spettacolare, la probabilità di incassarla cala in modo altrettanto spettacolare, perché basta un solo pronostico sbagliato. Il sistema è la forma intermedia, quella che distribuisce lo stesso insieme di pronostici su più combinazioni, e per questo la più difficile da raccontare in una riga. La combo, diffusa nelle app italiane, lega più mercati dello stesso evento o di eventi collegati in una giocata sola. Il totalizzatore, infine, è il gioco in cui il montepremi è formato dalle giocate dei partecipanti e non fissato in anticipo dal bookmaker: una logica diversa dalla quota fissa, prevista dall’art. 6, comma 1, lett. b) del D.Lgs. 41/2024.
A queste si aggiungono le forme che non sono scommesse sul risultato. Il DNB, o «rimborso in caso di pareggio», restituisce la puntata se la partita finisce in parità. L’handicap sposta il risultato di partenza, e serve a rendere giocabile una partita in cui la differenza tra le due squadre è grande. Il mercato GG/NG — goal/no goal — chiede se entrambe le squadre segneranno. Under/Over chiede se il totale dei gol starà sotto o sopra una soglia. Sono mercati che non hanno nulla a che vedere con chi vince la partita, e questo li rende interessanti per chi vuole slegarsi dall’esito.
Il Cash Out merita una riga a parte perché non è un mercato ma una funzione: chiude una giocata prima che l’evento finisca, pagando un prezzo. Quel prezzo lo stabilisce il bookmaker, e il momento in cui conviene accettarlo è un calcolo che il giocatore fa da solo. SNAI e Sisal lo offrono, come risulta dalle rispettive app; altre piattaforme possono averlo senza dichiararlo in una scheda pubblica.
Il betting exchange, o «punta e banca», è la forma più diversa di tutte, perché il giocatore può assumere il ruolo del banco e il concessionario si limita a mettere in contatto le due parti in forma anonima. Cambia la natura stessa del rischio: non si scommette più contro un bookmaker, ma contro un altro giocatore. Il quadro normativo lo prevede come gioco separato, e Betfair è descritto come il primo a proporlo in Italia, con concessione 16028.
Il palinsesto, infine, è ciò che lega tutto questo alla legge: è il programma di eventi e tipologie di giocata approvato da ADM, e fuori da quel programma non si può prendere una scommessa. Non è una formalità: spiega perché alcuni eventi che pure esistono nel mondo non compaiono in nessun bookmaker italiano, e perché compaiono in altri.
Quanto costa una giocata: il margine del bookmaker e il conto su una settimana di puntate
Veniamo al capitolo che i confronti saltano sempre, e che è il solo che dica quanto costa davvero giocare. Il margine del bookmaker è la parte di ogni unità puntata che il mercato non restituisce. La formula non è un segreto: il payout di un mercato è 1 diviso la somma degli inversi di tutte le quote del mercato, e il margine è quello che resta fino a 100.
Su un mercato a due esiti con quote 1,90 e 1,90 — un esempio illustrativo, non un prezzo rilevato da un operatore — la somma degli inversi fa 1,0526 circa, il payout è quindi attorno al 95 % e il margine attorno al 5 %. Detto in una riga: su quel mercato il bookmaker trattiene cinque centesimi per ogni euro che entra. È il numero che rende confrontabili due offerte molto diverse, ed è anche il numero che nessuno mette in vetrina.
Il conto d’esempio che segue riguarda il limite di deposito che il gioco sceglie in registrazione — questo è il campo in cui l’ipotesi di una settimana tipo diventa concreta. Prendiamo un giocatore che ha scelto un limite di deposito settimanale di 100 €, che versa quella cifra una volta e la punta interamente su quel mercato a due esiti. Se il deposito è di 100 € e la puntata è di 100 €, la settimana è fatta di una sola giocata di quella dimensione. Il costo atteso del giro d’affari è quindi 100 € moltiplicati per il margine del 5 %, cioè 5 € circa. Detto in modo più utile: giocando 100 € a settimana su un mercato a due esiti con margine al 5 %, ci si aspetta di lasciare al bookmaker circa 4-6 € alla settimana in media, che su un anno fanno alcune centinaia di euro, sempre sotto l’ipotesi che venga puntato l’intero deposito una volta e che il margine resti quello.
Il numero va letto come quello che è: una stima statistica su molte giocate, non una previsione su una singola settimana. In una settimana si può vincere il doppio di quanto si è giocato, e il costo atteso non cambia di una virgola, perché descrive l’insieme e non il caso. Chi usa questo conto per decidere quanto giocare sta facendo la cosa giusta; chi lo usa per prevedere l’esito della domenica ha letto la pagina sbagliata.
C’è una seconda lettura, più importante della prima. Quel 5 % è il costo di un mercato, non di un’offerta. Se lo stesso giocatore puntasse gli stessi 100 € su mercati con margine più alto — e i mercati molto segmentati lo sono quasi sempre — il conto finale crescerebbe senza che una singola quota sembri peggiore. La voce da guardare non è mai la più visibile.
Su questa materia la trasparenza dei bookmaker è quasi nulla. Tra i dieci operatori di questa pagina, nessuna scheda pubblica riporta un margine dichiarato su un mercato con una data; Betfair è l’unico caso in cui le regole di un prodotto specifico — la puntata minima a favore di 200 centesimi in passi da 50 — siano documentate in modo verificabile. Il resto si misura da sé, prendendo tre o quattro quote dello stesso evento su piattaforme diverse e facendo la somma degli inversi. È un esercizio di due minuti che nessun confronto fa al posto del lettore.
Aggiungo una nota sul fisco che chiude il cerchio del costo. L’imposta che l’operatore versa sulle scommesse sportive a quota fissa è del 20,5 % sulla raccolta della rete fisica e del 24,5 % sulla raccolta a distanza, calcolata sulla differenza tra le giocate e le vincite pagate. È un costo che sta a monte del margine e non a valle: concorre a spiegare perché i prezzi sono quelli che sono, ma non è una voce che il giocatore trovi nella propria schedina.
Le dieci concessioni a confronto: targhe, società e quello che le condizioni dicono
La tabella mette una accanto all’altra le informazioni che si possono verificare in due minuti: il numero di concessione, la società che lo detiene e quello che le condizioni contrattuali dell’operatore dichiarano sul tema di questa pagina. Le righe seguono l’ordine delle schede.
| Operatore | Numero di concessione e società concessionaria | Cosa dichiarano le condizioni contrattuali sul tema di questa pagina |
|---|---|---|
| StarCasinò | ADM n. 16026, Azzurri Limited | — |
| Sisal | ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. | — |
| Betsson | ADM n. 16027, Azzurri Limited | — |
| SNAI | ADM n. 16032, Snaitech Spa | — |
| Eurobet | ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | — |
| bet365 | ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Limiti di versamento, periodi di pausa, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione tra gli strumenti elencati; per i residenti in Italia il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22 |
| Goldbet | ADM n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) | — |
| Planetwin365 | ADM n. 16007, Pwo S.p.a. | — |
| AdmiralBet | ADM n. 16048, Admiral Bet S.r.l. | Autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni o a tempo indeterminato, estesa a tutte le piattaforme autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 durata da 7 a 270 giorni o indeterminata con revoca dopo 9 mesi; in registrazione limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con limite ridotto immediato e limite aumentato dopo 7 giorni |
| BetFlag | ADM n. 16008, Betflag S.p.a. | Apertura del conto con identificazione tramite SPID e CIE accanto alla registrazione classica |
Le due celle piene sono le sole in cui le condizioni di un operatore prendono posizione in modo articolato su autoesclusione, limiti e identificazione; i trattini indicano che le fonti consultate non riportano una descrizione specifica per quel brand, non che gli strumenti manchino. Ogni concessionario italiano è tenuto a metterli a disposizione, e il posto per verificarli è il contratto dell’operatore.
Dalla lettura delle colonne emergono due cose. La prima è che il numero di concessione non dice nulla sulla dimensione del marchio: i codici bassi non corrispondono ai marchi più noti, e viceversa. La seconda è che la ragione sociale va letta per intero, perché è lì che si scoprono i gruppi che gestiscono più siti con una sola struttura societaria — Azzurri Limited con due concessioni, Eurobet Italia S.r.l. con tre siti.
Un’ultima avvertenza sul perimetro. L’elenco di dieci operatori che questa pagina descrive non è l’intero mercato: le concessioni autorizzate sono 52, distribuite su 46 società, e i dieci profili qui raccolti sono quelli per cui esistono fatti documentati sull’offerta sportiva. Un marchio assente da questo elenco non è per questo privo di concessione, e un marchio presente non è una raccomandazione. Il posto in una comparazione non è una concessione, e vale anche al contrario.
Domande frequenti sulle scommesse non AAMS
Quali rischi corre chi gioca su un sito di scommesse privo di concessione ADM?
Il rischio principale è giuridico: ADM, nel comunicato del 28 febbraio 2024, richiama la legge 401/1989, art. 4 e indica che anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi, senza indicare l’importo. A questo si aggiungono i domini inibiti, che cambiano indirizzo nel giro di poche ore, e l’assenza di foro italiano.
Come si verifica se un bookmaker ha la concessione ADM?
Si consulta l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM, che al 25 ottobre 2026 conta 52 righe con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it. L’elenco non ha una colonna dei giochi, quindi per sapere se un sito accetta scommesse sportive bisogna guardare il suo palinsesto e la sua app, oltre al numero di concessione pubblicato nelle condizioni contrattuali.
Che cos’è il RUA e come si usa l’autoesclusione?
Il RUA è il Registro Unico degli Autoesclusi, attivo dal 2018. L’autoesclusione registrata blocca il gioco su ogni piattaforma online e sala fisica autorizzata in Italia, indipendentemente dal concessionario, per il periodo che il giocatore sceglie. I siti senza concessione non sono collegati al registro: per chi si è escluso, quella porta resta aperta.
Che cosa vieta il Decreto Dignità sulla pubblicità delle scommesse?
L’art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87 vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo, Internet compreso. AGCOM vigila con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 €. Il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza dei bonus.
Quali limiti di deposito si impostano su un operatore con concessione ADM?
L’art. 15, comma 1, lett. b) del D.Lgs. 41/2024 prevede limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM. In pratica il limite si sceglie in fase di registrazione, su base settimanale o mensile, e la sua riduzione ha effetto immediato mentre l’aumento richiede sette giorni.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché l’imposta è trattenuta dal concessionario, che versa il netto: è una ricostruzione riportata dalla stampa di settore, quindi per i propri casi conviene consultare un commercialista. Sui siti esteri le vincite andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010.
La scelta in una riga: che cosa conviene guardare prima e che cosa si porta a casa dall’altra parte
Il punto di partenza di questa pagina era una sigla, e la sigla si è sciolta in tre domande pratiche. La prima: chi ha il titolo per accettare la mia giocata. La seconda: cosa mi resta in mano se qualcosa va storto. La terza: quanto mi costa ogni euro che gioco. Nessuna delle tre si risolve leggendo l’insegna di un sito.
Sulla prima domanda, il metodo è a portata di mano e non richiede competenze: il numero di concessione scritto nelle condizioni contrattuali dell’operatore, verificato contro l’elenco pubblico di ADM. Se il numero non c’è, o se porta a un sito diverso da quello su cui si sta giocando, la conversazione è finita prima di cominciare.
Sulla seconda, la differenza tra le due colonne non è di grado, è di natura. Da una parte ci sono il RUA, la vigilanza di ADM, la scelta obbligatoria del limite di deposito in registrazione, l’identificazione del conto e un tribunale italiano. Dall’altra non c’è nessuno di questi strumenti, e in più c’è la regola che ADM stessa enuncia nel comunicato del 28 febbraio 2024 e che riguarda anche il partecipante. Un mercato che non offre protezione non è un mercato più libero; è un mercato in cui il costo della protezione lo paga il giocatore, e lo paga quando succede qualcosa.
Sulla terza, il conto è quello che si è visto: un margine attorno al 5 % su un mercato a due esiti a quote 1,90 significa lasciare al bookmaker circa 5 € ogni 100 € giocati, in media e su molte giocate. È la cifra che rende comparabili offerte diverse, ed è l’unica che non si trova in vetrina. Chi vuole confrontare due siti seriamente dovrebbe partire da lì e non dai bonus.
Il consiglio finale è quello che darei a un amico che mi chiede se valga la pena aprire un conto su un sito estero trovato in fondo a una ricerca. Vale la pena se cerca qualcosa che i concessionari italiani non offrono, e quel qualcosa conviene prima verificarlo, perché la maggior parte delle volte c’è già. Non vale la pena se cerca quote migliori: il margine si nasconde nei mercati, non nelle insegne, e nessun dominio cambia quel conto. Non vale la pena se cerca più libertà: quello che chiamiamo libertà, dall’altra parte, si chiama assenza di tutele.
Scritto dal team di «Numeriescommesse».
